Cannonau di Mamojada: Degustazione

Venerdì 20 settembre 2019
Osteria Alla Pasina TV
MAMOIADA MASTERCLASS CANNONAU

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LA DEGUSTAZIONE
Veniamo al racconto di questi vini che ci raccontano l’essenza del cuore sardo.
Un unico vitigno, il Cannonau, riesce a raggiungere espressioni e sfumature diverse in ogni cru, in ogni bottiglia che abbiamo di fronte.
Lasciamoci catturare.

 

1.CANTINA LUCA GUNGUI – BERTERU 2018
Un brillante esempio di cambio generazionale è quello di Luca Gungui, 35 anni, che dopo una laurea in Scienze della Pubblica Amministrazione, con il massimo dei voti, e varie esperienze lavorative nel settore pubblico, nel 2015 ha scelto di tornare alle proprie radici nella gestione dell’azienda familiare a Mamoiada.
Con soli 3 ettari di cui mezzo con una vigna di 60 anni ed il resto con vigne giovani, Luca realizza circa 5 mila bottiglie di Cannonau.
Ed è proprio il carattere a connotare i vini di Luca Gungui che è già riuscito sin dalla sua prima annata, 2015, a trovare il percorso della qualità e della riconoscibilità territoriale.

“Berteru” significa in dialetto sardo “veritiero”.
E’ l’unico vino che troveremo stasera dell’annata
2018: la peggiore per le condizioni atmosferiche in Sardegna.
E’ stato scelto per la grande soddisfazione di trovare in esso l’espressione massima che offre la vigna assecondando la natura. Quindi estremamente sincero.

MA veniamo al vino
E’ di
un colore rosso che esprime la gioventù.
Di potenza alcolica (14% alcool), ma che non sovrasta i profumi delicati.
Al naso è la Mamojada: profuma di macchia mediterranea, dal timo alla salvia. Si fanno avanti piccoli frutti rossi e la mora, il mirtillo in confettura. Liquirizia dolce e pepe bianco, la cannella e note vanigliate (1 mese in botte castagno, solo nel 2018 per gestire l’annata) e sul finire l’anice stellato.
Sensazioni gessose
come polvere di cipria ci portano al lato minerale. Anche in bocca assolutamente roccioso. Copre la lingua e poi si slancia verso la volta superiore del palato. E persiste.

 

2. GIORGIO GAIA – NIGHEDDU 2017
Nasce nel 2016 per volere di Giorgio questa cantina piccolissima ma ben attrezzata. Giorgio è uno che prima di imbottigliare il suo Cannonau lo vinificava per altri. Lavorava in una cantina non di Mamoiada e quindi ha tutte le conoscenze tecniche che servono. Ha piantato da qualche anno 3 ettari di vigna allevati a guyot e produce un solo vino, il Cannonau Nigheddu.
Quindi 3 ha per 1500 bt prodotte, una vera chicca che degusteremo presto; ma attenzione c’è una riserva in preparazione!

Lo possiamo definire un “Vino di garage” ovvero piccolissimi produttori che nella piccola ‘cantina’ di casa propria fanno il vino.
E’ un vino ‘fuori dalle righe’ , tanto da essere l’unico vino della batteria non definito DOC, ma IGT.

“Nigheddu” significa “vino nero”, perchè il color rosso, violaceo all’unghia, si fa più cupo.
Così come alla vista ci dà una sensazione di chiusura, altrettanto al naso risulta sostenuto. Ma se si ha la volontà e il tempo di aspettare qualche secondo, poi si apre e diventa più familiare.
Se il primo vino aveva un approccio decisamente più femminile e snello, questo secondo mostra la
forza, ha le radici ben piantate nel territorio granitico. C’è potenza unita alla freschezza.
Le note mentolate, balsamiche e di china si mescolano a una confettura di prugne decisa ed emerge una nota terrosa che ricorda la grafite, china.
E soprattutto è incredibilmente mirto!
Lo assaggiamo e non ce lo aspettavamo così: al palato corre decisamente di più (15% alcool), l’acidità si sente.
Le piccole botti di rovere e castagno per 12 mesi sono servite per renderlo coordinato nelle sue componenti.
Estremamente persistente.

 

3.ANTONIO MELE – VINERA 2017
La Cantina Antonio Mele nasce a Mamoiada nel 2010 dalla passione e dalla volontà di Antonio Mele titolare dell’azienda e dal fratello Salvatore, con l’impianto dei primi 4 ettari di vigneto di solo uve Cannonau. Ad oggi sono 7 ettari di vigne di età compresa tra i 35 e gli 80 anni.
L’idea iniziale era quella di conferire le uve alle principali e affermate cantine del paese, pur vinificando anche in proprio.
L’apprezzamento nei confronti dello sfuso prodotto dalla cantina, ha portato in seguito i Fratelli Mele a credere nel loro progetto.
La cantina si trova al di sotto della storica azienda di famiglia, il “Bar Mele”. I vigneti sono situati in una zona chiamata “Su Aastru e Su Orvu”che in italiano significa ”La Fortezza del Corvo”, motivo ripreso anche nel logo aziendale.

Vinera” è il termine dialettale ripreso dall’espressione “questo è un buon vino”.
E’ un vino dall’approccio più vicino al ‘vecchio stile’,
storico e tipico del Cannonau di Sardegna. E’ un menir, una pietra.
Presupposti da considerare per riuscire a capire l’anima di questo vino sono:
-il vigneto, che è più maturo rispetto al precedente;
-l’altitudine più bassa di 100 mt che però incide sulle uve che sono più ‘cotte’;
-ma soprattutto che l’azienda abbia ricercato un vino da vendere, un vino che da sempre il paese è abituato a bere.

Inizialmente si percepisce una nota di ossidazione ‘primaria’ che nel tempo va ad eliminarsi. Si modifica al naso che vira verso lo iodato. Le spezie sono più graffianti: di ginepro tipicamente della Sardegna e chiodo di garofano.
E’ un vino che necessita di tempo per ossigenarsi. Emergono ricordi balsamici pur mantendendo la sensazione leggermente affumicata. Alcolicità al 15%.
Al palato la firma de territorio c’è. Arriva subito la mineralità, la sapidità assieme alla sensazione rocciosa, ferrosa. Si percepisce l’acidità, ma resta estremamente equilibrato.

 


4. CANNEDDU – ZIBBO 2017
Tonino Canneddu produce vino da sempre: una passione che ha coltivato fin da giovane. Col tempo questa passione si è sviluppata anche grazie al vigneto che nel frattempo ha ereditato dai suoceri Gonario e Antonietta, così che la viticoltura e la produzione vinicola è sempre stata una attività di famiglia, per molto tempo artigianale e circoscritta alle esigenze della famiglia e dei numerosi amici.
ll 2015 è l’anno della svolta: matura la consapevolezza che la qualità dei vigneti e il processo tramandato dalle generazioni precedenti si possono concretizzare in una idea più ambiziosa. Nasce così, la decisione di avviare la cantina. Produzione di 6500 bottiglie di vino certificato biologico. Vigne dai 60 agli 80 anni e 28 quintali/ettaro di resa. Oltre al Cannonau producono anche un vino da Granazza, vitigno a bacca bianca.

Una famiglia intera qui ha dato anima e corpo per la rinascita del territorio.
“Zibbo” in onore del nonno, famoso in tutta la regione perchè considerato un uomo tutto d’un pezzo.
L’etichetta è bellissima: ha preso il primo premio design all’ultimo Vinitaly. E’ il simbolo del ballo mamoiadino: il rosone dorato rappresenta un gioiello di donna e lo sfondo marrone riprende la gonna femminile.
Ancora 2017, una buona annata, ma stavolta i contenitori utilizzati sono tonneaux usate.

Avviciniamoci a questo calice dunque. Si sente l’uso del legno docile e gentile che non domina e lascia una leggera sfumatura vanigliata. La tradizione emerge nella nota di vin cotto, nella macchia mediterranea, balsamico. Piccoli frutti rossi a base dolce, confettura di mora, prugna matura, liquirizia gommosa.
Alcolicità15,5% vol.
Proviamo ad assaggiarlo:in bocca l’approccio è moderno, poetico e più slanciato. Un vino facile alla beva e molto piacevole. Piacevole il tannino che ci regalano i vecchi vitigni: evoluto e bilanciato.
Ritorniamo alle sensazioni olfattive. Percepiamo ancora il balsamico con il timo e il mirto. Si fanno avanti profumi terziari con il pellame nobile, il cuoio, quasi il tabacco da pipa, aromatico e dolce.
E’ persistente e armonico. E’ gentile.

 

5 MONTISCI VITZIZZAI – ISTIMAU 2017
Anche qui possiamo usare la definizioneVin de garage”: casa-cantina. Le vigne ad alberello hanno 16/80 anni. Due ettari e niente di più. Il vino matura 10 mesi in botte usata di castagno. Produzione di 1800 bottiglie.
“Istimau” significa “stimato” cioè un vino “di quelli importanti”. Non a caso ha vinto nel 2016
il campionato del mondo “Grenaches du monde”.

Intenso al naso: soprattutto frutta sotto spirito, ma anche spezie come il pepe bianco, liquirizia e mirto, china, cioccolata amara e una nota ferrosa.
In bocca acidità, sapidità (granito), tannino scorrevole, forza nei 15,5% alcool.
Questo vino ha la capacità mi mettere insieme le caratteristiche peculiari degli altri 4 precedenti.
Un vino dalle diverse sfaccettature. Un grande vino che si mantiene nel tempo.

 

6. FRANCESCO CADINU – PERDAS LONGAS 2017
La cantina Francesco Cadinu nasce nell’ottobre 2015, ma la dedizione alla viticoltura e all’arte del vino nasce molto prima.
Il vigneto più antico è stato impiantato più di cento anni fa dagli avi, motivo per il quale alcuni dei vigneti sono ancora lavorati con metodi tradizionali quali l’aratura con i buoi e nessun ausilio di macchinari. Vigne di 10/120 anni. Il suo territorio sono 6 ettari a Cannonau. In mezzo ai vigneti antichi ha sparse piccole particelle di Granazza.
Ricordiamo che a guidare l’Associazione Mamoja c’è Francesco Cadinu, Presidente.

Una grande rappresentazione del Cannonau di Mamoiada di altissimo livello. Grande profondità ed eleganza nei profumi.
Richiami al balsamico, prugna in confettura, tabacco, vaniglia in baccello, liquirizia dolce, cannella e ritorna il vegetale con mirto e salvia. Scaldandosi i profumi si ampliano, ma senza eccedere.
In bocca mantiene. Il tannino è armonico (10 mesi botti castagno grande)
Anche qui la sapidità è legata al territorio. Vino verticale e dritto: coerente con se stesso.

 

CANTINA SANNAS – BOBOTTI + 2017
Piergraziano Sanna fino a due anni fa il vino lo beveva e basta, finchè nel 2016 decide di comprare un piccolo vigneto e, partendo da zero conoscenze enologiche e zero esperienza in vigna e in cantina, inizia a produrre i suoi vini con ottimi risultati.
Vino dall’approccio estremo. Piergraziano non usa fare trattamenti di nessun tipo, neanche rame o zolfo, e in cantina, si affida a fermentazioni spontanee in grandi tinozze di plastica e affinamenti in vecchi contenitori di legno. Usa solo il minimo indispensabile di solforosa all’imbottigliamento. Naturalmente tutti i suoi vini non sono filtrati.
Il Sogno di Piergraziano è quello di produrre dei vini “femminili”, un vino, che al tavolo di una coppia possa essere bevuto fino all’ultima goccia.
“Bobotti” è l’uomo nero.
“Bobotti +” significa che il 70% delle vigne ha oltre i 100 anni. Fa 40 giorni di macerazione e poi 12 mesi in tonneau usate. Il tutto racchiuso in 1000 bottiglie.
Il Bobotti+ è uno dei migliori Cannonau al Mondo !

Andiamo a degustarlo. La prima impressione è un misto terroso, mallo di noce. Avanzano la confettura di mirtillo, i fichi secchi, il pepe nero, il ginepro.
L’alcool c’è e si sente: arriva al 16%. In bocca il tannino rustico e deciso. Una nota sapida aggressiva.
E’ un vino che possiamo definire anarchico, per come è fatto e al palato.
L’espressione selvaggia di ciò che il terroir riesce a fare.

 

8.EMINAS-EMINAS 2016
Eminas, dal sardo Feminas che in italiano significa donne, è il nome della cantina e del vino; un Cannonau in purezza, espressione di una filosofia che pone le sue fondamenta nella genuinità e nel rispetto della natura e dei suoi tempi, con l’utilizzo del metodo biologico.
Vigneti storici e una passione, quella per una terra incontaminata, trasmessa di padre in figlio sino ad arrivare oggi a tre donne: Emanuela, Maria Antonietta e Roberta Melis.
Un vino che mostra già in etichetta il connubio tra vecchia e nuova generazione:
l’immagine stilizzata della nonna e l’impronta digitale.
E’ l’unico vino dei presenti che affina in tonneaux di rovere francese

Soffermiamoci qui sulla profondità ed eleganza dei profumi.
Aggraziato nelle note mentolate e vanigliate. Bacche di ginepro e spezie. Al naso pungente e profondo.
In bocca è piu trattenuto. Leggermente allappante dai tannini gallici, ha bisogno di piu tempo in bottiglia.
Il territorio si sente meno a favore della tecnica di vinificazione.

 


9.VIKE VIKE RISERVA 2016

La cantina VikeVike nasce dalla volontà e dalla passione di Simone Sedilesu, giovane enologo nativo di Mamoiada da una famiglia che fa vino da generazioni.
Cresciuto tra i filari insieme ai fratelli e ai cugini, affiancando fin da piccolo il nonno, ha poi imparato l’arte di fare il vino dal padre. Una filosofia di produzione ben precisa e fortemente identitaria del territorio: il vino si fa prima di tutto in vigna, con grande attenzione a questa; in cantina è necessario solo guidarlo e “non rovinarlo”.
Dopo la laurea in enologia, Simone ha fatto diverse esperienze all’estero maturando cosi la decisione di creare la propria cantina: VikeVike.

Abbiamo qui di seguito due vini che parlano di famiglia: uno del figlio e uno del padre. Il primo si puo’ riassumere in due parole: gioventù e tecnica.
“VikeVike” significa “guarda guarda”… cosa sono riuscito a fare!
L’etichetta mostra le radici della vigna come ancoraggio alla terra, e la torre per puntare alla innovazione.
Dalle vigne di 90 anni nasce questa
Riserva. Affina per 24 mesi in tonneaux di 3° passaggio – 30 giorni di macerazione.

Il primo impatto è il cioccolato: mon cheri o boero. A seguire profumo di china, menta, macchia mediterranea (timo,rosmarino) e pepe nero.
Il legno si sente ma è una sfumatura elegante.
Si percepisce denso (per età delle vigne e tecnica) già all’olfatto.
In bocca è spesso e snello (potenza nei15% gradi alcool)

 


10.GIUSEPPE SEDILESU – MAMUTHONE 2016
L’ azienda nasce 35 anni fa con l’acquisto del primo ettaro di vigneto. Per anni è stato prodotto e venduto vino sfuso nei paesi vicini. Nell’anno duemila il passaggio dell’attività ai figli: il pensiero primario fu quello di imbottigliare il Cannonau. La svolta in dieci anni durane i quali la base produttiva è raddoppiata, ci fu la necessità di strutturare una nuova cantina e di avviare un’ attività agrituristica ed enoturistica. La base produttiva dell’Azienda é di 15 ettari, allevati ad alberello ed investiti per la quasi totalità a Cannonau.

I vigneti sono divisi in due corpi principali, Muruzzone e Garaunele, ad una altezza media di 600m slm. Per un terzo sono vecchi impianti di oltre 50 anni, uno in particolare ha 100 anni. I restanti sono nuovi impianti con età compresa tra 3 e 15 anni, tutti siti nell’agro di Mamoiada. La forma d’allevamento è l’alberello basso con sesto d’impianto molto stretto, nei vecchi impianti 90 x 170 cm e 200 x 80 nei nuovi impianti.  
I vigneti sono arati due volte l’anno, quelli posti in forti pendenze sono arati ancora con l’aratro a buoi, come avviene da sempre, e sono scalzati a mano con le zappe. Non viene utilizzata l’irrigazione.
Comune ai due maggiori produttori mamoiadini è il Cannonau denominato “Mamuthone” che ha conseguito importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali e che prende chiaramente il nome dalla tradizionale maschera, caratteristica e simbolo di questo paese.
Abbiamo un ritorno alle origini, legato alla tradizione.
Stessa famiglia e approcci diversi. Simone con il vino precedente rappresenta la gioventù orientata al nuovo.

Il padre legato alla tradizione.
Il vino è il rispetto della qualità delle uve con una coltivazione che si avvicina alla biodinamica.
Si fa sentire l’età dei vigneti, la bassa resa per ettaro e soprattutto l’ultilizzo per 12 mesi in tonneaux, che rendono il palato perfetto.

(link all’articolo) Il cannonau di Mamojada: un viaggio in Sardegna, dritti al suo cuore

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MAMOIADA MASTERCLASS CANNONAU – Eleganzaveneta

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Evento a cura di Lionella Genovese – Eleganzaveneta
www.eleganzaveneta.it
Relatore: Andrea da Ros (docente FISAR)
Un grazie speciale va all’Associazione Mamoja per la splendida collaborazione

 

 

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