Una Valpolicella ‘diversa’ con Marinella Camerani.

10 giugno 2019

Il mio primo incontro con i vini di Marinella è stato a Verona questo gennaio ad “Anteprima Amarone annata 2015”. Il suo Amarone degustato dal campione ‘Botte 57 Vigneto dietro casa si è fatto notare, tra più di 50 degustati alla cieca: mi aveva catturato la sua natura insolita, rispetto a certi altri vini caricati e opulenti. Non conoscevo bene questa cantina, ma al banco d’assaggio il calore e l’accoglienza che ho ricevuto mi hanno fatto veramente sentire a mio agio. Ho portato a casa la loro particolare brochure aziendale “Trame”, con la promessa di una visita in cantina.
Grande è stata la sorpresa quando ho ricevuto l’invito a questa giornata!
Ed eccomi in viaggio: con la voglia di scoprire, conoscere e respirare quel vino, lì dove nasce.

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“Valle dalle molte cantine” è la Val-polis-cellae più esattamente oggi ci troviamo nella “zona allargata” della DOC Valpolicella. Passando per la bella vallata di Mezzane, tra le più belle della provincia di Verona, il paesaggio collinare si ammorbidisce di rilievi collinari, coltivati a vite, ciliegio, olivo e castagno. Lasciando il paese di Mezzane di Sotto, salendo per una strada fino a uno sterrato, si arriva in località Fioi a Corte Sant’Alda.
In senso figurato potremmo intenderla come una ‘strada del rinnovamento’ in Valpolicella.
Una Valpolicella diversa dunque, in grado di salvaguardare e proteggere il principio vitale che permea il territorio locale. Oggi mi aspetto di ascoltare la sua voce e la tipicità del frutto che viene concepito.

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La giornata estiva è piacevole e il vento ci accarezza dolcemente. Nell’attesa mi piace guardarmi attorno e dilettarmi in qualche istantanea fotografia di questo piccolo mondo antico.
Il calore di una stretta di mano: Marinella.
Dal 1986 è al timone dell’azienda affiancata da Caesar e dalle tre figlie, in primis Federica che ha fatto la coraggiosa scelta di intraprendere e proseguire questo pecorso iniziato dalla madre.
Sotto il nome di “Marinella Camerani Azienda Agricola” c’è oggi un’opera globale con tre primi attori: Corte Sant’Alda, Adalia e Podere Castagnè.
La proprietà è di quaranta ettari, di cui 20 di vigneto; si unisce un’area di boschi e ulivi, per una produzione media di circa 120mila bottiglie annue, delle quali 15mila sono di Amarone. Facendo la scelta di avere solo uve tradizionali, troviamo un ettaro dedicato al vino Soave DOC, e il resto a vitigni autoctioni veronesi (Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara) per le altre DOC locali: un Valpolicella giovane, un cru di Valpolicella, un Ripasso, un Amarone e un Recioto. Completano la linea i vini macerati INTI e AGATHE.

Credere nella scelta di investire in toto nelle potenzialità della Valpolicella, ha portato la figlia Federica a studiare quali fossero i terreni migliori in relazione alle singole vigne, alla ricerca dei piccoli cru che danno uve adatte a vini unici. Questa ‘microzonizzazione’ è diventata l’argomento del suo libro “I suoli”, che riassume il legame che ha permesso di creare un vino buono nella maniera più naturale possibile.

Dunque sono vini artigianali fortemente territoriali, e altrettanto personali.

Vini densi di storia familiare, trasmessa da donna a donna. Le figure femminili sono grandi interpreti e particolarmente abili a gestire aziende legate in qualche modo alla natura. Nel settore agricolo e vitivinicolo ne troviamo moltissimi esempi. Un ruolo di successo che in Italia è in costante aumento. Tra questa rosa di eccellenze troviamo il nome di Marinella Camerani, o come viene definita “la Signora del vino biodinamico”.

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Come fili di uno stesso tessuto i suoi vini si accomunano senz’altro per lo stile rigoroso di grande pulizia e la coerenza del metodo di produzione: tutti i vini sono certificati Demeter.
Ma per fare ancora meglio, Marinella si è avvicinata ed ha compreso in toto i principi della biodinamica. L’azienda agricola viene intesa come un ‘essere vivente’. Dando valore al benessere dell’ambiente le piante si esprimono al meglio. Una sorta di visione olistica dell’ecosistema: si produce in modo da rispettare gli equilibri naturali della natura e della materia. Il nutrimento della pianta è in prevalenza da energia di fonte cosmica (luce, calore, fotosintesi) che non deve essere alterata al fine di produrre l’uva.
Un’idea chiara di vino, dove viene bandito l’utilizzo di fitofarmaci in vigna, e fondamentalmente quindi anche in cantina. Le fermentazioni dei vini sono tutte ottenute senza aggiunta di lieviti esterni, vengono rigorosamente utilizzati solo i lieviti presenti sulle uve provenienti dalle vigne e senza il controllo delle temperature. Le solforose sono in genere molto contenute.
Il biologico-biodinamico è uno stile di vita che permea le scelte che facciamo ogni giorno” aggiunge Marinella. Rispetto, attenzione, curiosità e amore sono gli ingredienti che accompagnano la nascita del loro vino, dal frutto della vite fino alla bottiglia.
Bisogna osservare per capire, e quindi permettere alla natura di esprimersi. Essa si mostra in un universo di colori, profumi, sapori, contorni e sfumature, si esprime nei vini profondamente legati alla terra da cui tutto nasce. Prendersi cura della terra significa accettare e ricevere la sua forza viva e potente.

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Vini che sorprendono per la grande esperienza gustativa molto diretta.
In qualche modo fanno leva sulle sfere inconsce della persona: evocano le origini e l’essenza, radicate nel profondo dell’essere umano. Se riprendiamo conoscenza della natura attraverso i nostri sensi, respirando l’aria, annusando la pioggia, toccando l’energia e il calore del sole, gustando l’uva, entriamo in sintonia con la madre terra che ci ritorna attraverso il calice di vino.

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Accompagnati alla visita dei vigneti, Marinella prosegue raccontandoci di come già in vendemmia avviene una attenta selezione delle uve, a cui fa seguito una ulteriore minuziosa scelta dei grappoli in cantina: è raro trovare in Valpolicella il cosiddetto ‘Tavolo di selezione’. Chiaramente più le uve sono sane, meno ci sarà bisogno di conservanti. Seguono diraspatura, pigiatura e poi fermentazione del mosto, attuando le normali pratiche di cantina. Quindi il travaso fino all’ottenimento del vero e proprio vino.

La visita prosegue entrando nel mondo dove riposano i preziosi nettari.
La parte nuova, più sotto, è la bottaia. L’ambiente non è termocondizionato perchè anche a riposo il vino deve sentire le stagioni. E una finestra sottolinea la connessione con l’esterno.
Nei segreti di questi luoghi si mette alla prova il rapporto tra il vino e i suoi contenitori.
Per l’affinamento troviamo vasche di acciaio, vasche di cemento, di varie forme, dove invecchia e matura il prezioso contenuto. La bottaia una volta era dedicata soprattutto alle barrique, oggi a botti più grandi e tonneaux: di rovere, ciliegio, castagno.
Il legno è il materiale che Marinella ama di più, definendosi una “donna della Bourgogne” in Valpolicella.

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La cantina, aperta alle sperimentazioni, è diventata luogo di sfogo per una curiosità femminile che si tramuta in studio e ricerca, e da’ forma a nuovi progetti enologici.
Non sorprende quindi di trovare delle anfore! Si adattano a a moltissime situazioni.
Di origini antiche, l’anfora è oggi considerata il più moderno dei recipienti per l’affinamento del vino.
Il settore vitivinicolo sta riscoprendo una tradizione vecchia di secoli, ma aggiornata da nuove conoscenze e tecnologie.
L’anfora è decisamente uno stile che primeggia in biodinamica (assieme all’uso della botte). A partire dalla terracotta che è un materiale assolutamente artigianale e naturale. Traspira.
A differenza dell’affinamento in barrique, dove l’effetto ricercato e voluto è la cessione del legno (vaniglia, tostatura…), in anfora non avviene nessuna cessione in profumi terziari. E questo può essere in alcuni casi un vantaggio per mantenere inalterato il gusto finale: l’anfora è schietta.
Per gli aspetti legati alle pratiche di cantina non c’è nessuna meccanizzazione, tutto è manuale. L’anfora è semplicità.

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“Dal Macerato all’Amarone Mithas: Progetti e certezze”

Questo è stato il filo conduttore della giornata. Un’esperienza enologica che ci ha coinvolto nel lavoro “magico” della creazione del vino, e poi all’assaggio di questa sintesi di natura e territorio.
La voce di Marinella e della figlia Federica ci hanno condotto con impegno e passione alla loro vita in cantina, con particolare riguardo alla prospettiva futura e con uno sguardo al passato per capire dove affondano le proprie radici.
L’origine fu Corte Sant’Alda dall’idea di Marinella, ed è la certezza di oggi. Il progetto, la visione al futuro è con la figlia Federica che si è pienamente dedicata alla linea Adalia. Stiamo assistendo a un lento passaggio generazionale.
Interessante la nuova idea di vino già pianificata per il futuro: complice è il vitigno merlot, che sembra aderire bene al suolo di queste colline. Il merlot di Marinella è un progetto ambizioso: siamo ad attenderlo molto curiosi!

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Ed infine ci spostiamo a Podere Castagnè.
Degustiamo quella poesia e ascoltiamo il racconto dei vini in un assaggio guidato dal poliedrico Simon Staffler, finalmente consapevoli del lungo percorso che collega la vite al vino e della straordinaria e speciale magia che si trova in ogni calice.
Alla degustazione le tipologie di vino ci sono state proposte nelle due etichette: “Adalia” e “Corte Sant’Alda”.
Le due linee raccontano volutamente la diversità territoriale: terreni bruni o calcarei, sistema di allevamento delle viti a pergola o guyot, diverso orientamento del sole. Differente anche la tipologia di affinamento: recipienti di acciaio o legno, cemento o anfora.
Questa straordinarietà emerge in maniera chiara in tutti i confronti. Sono due realtà diverse, ma nessuna prevale.
Se il mondo dei giovani chiama spensieratezza di beva, Adalia è un buon calice da bere in compagnia. Si contraddistingue per il tratto fresco, beverino e facile. Vini di una semplicità apparente che nascondono una certa complessità.
Con i vini di Corte Sant’Alda invece, pur mantenendo la linearità e la pulizia che si fa propria di Marinella, ci spingiamo ad un pubblico dal palato più esigente, salendo di corpo, struttura e complessità anche olfattiva.
E’ un paragone senza vincitori perchè le due versioni si completano nella gamma di vini e danno spazio ai gusti più disparati. E’ la situazione ideale per trovare l’abbinamento giusto per qualsiasi piatto!

E qui oggi mi fermo, e mi libero dalle descrizioni prettamente tecniche dall’analisi sensoriale.
Sospiro e mi lascio andare alle sensazioni di questi sorsi.

Il consiglio che vi lascio è di far visita a questi luoghi fortunati sulle colline veronesi, ad ascoltare le parole di Marinella e Federica, e assaggiare assieme a loro queste autentiche espressioni di Valpolicella.

Vini capaci di raccontare una terra e una storia di vita, capaci di superare il tempo.
“Perchè se in un vino riconosci la terra da cui viene, stai vivendo un’emozione unica”.
Lasciatevi trasportare!

Un ringraziamento speciale per i nostri cappelli “copripensieri” di oggi.
Una menzione particolare all’associazione culturale ‘La cura sono Io’ : con i suoi Cappelli ad Arte promuove e sostiene la ricerca. Fondazione IEO CCM (ricerca oncologica e cardiovascolare).

Informazioni sull’azienda: www.cortesantalda.com

I VINI DEGUSTATI:
1- ADALIA SINGAN – SOAVE DOC 2018
2 – CORTE SANT’ALDA – SOAVE DOC 2018
3- CORTE SANT’ALDA – INTI – IGT GARGANEGA VERONA 2018
4- CORTE SANT’ALDA – AGATHE – IGT MOLINARA ROSATO VERONA 2018
5- ADALIA LAUTE – VALPOLICELLA DOC 2018
6- CORTE SANT’ALDA – CA’ FIUI – VALPOLICELLA DOC 2018
7- ADALIA BALT – VALPOLICELLA RIPASSO DOC SUPERIORE 2017
8- CORTE SANT’ALDA CAMPI MAGRI – VALPOLICELLA RIPASSO DOC SUPERIORE 2016
9- CORTE SANT’ALDA MITHAS – VALPOLICELL DOC SUPERIORE 2015
10- CORTE SANT’ALDA MITHAS – AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG 2013
11- ADALIA RUVALN – AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG 2014
12- CORTE SANT’ALDA VALMEZZANE – AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOCG 2013
13- ADALIA ROASAN – RECIOTO DELLA VALPOLICELLA DOCG 2014
14- CORTE SANT’ALDA – RECIOTO DELLA VALPOLICELLA DOCG 2016

ALCUNI SCATTI ‘RUBATI’…..

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